LA PECORA BRIANZOLA

La popolazione Brianzola per la sua morfologia è riconducibile al gruppo delle pecore alpine giganti da carne.

In passato, più o meno fino all’ultimo conflitto mondiale, si era largamente diffusa nell’area compresa tra Como, Lecco e Monza, raggiungendo in quegli anni la massima espansione numerica di oltre quattromila capi. Patrimonio economico, culturale e sociale della Brianza fu allevata con maggiore interesse nella fascia pedemontana, dove ha lasciato molte tracce della sua antica presenza. Attualmente l’areale di conservazione della popolazione è ubicato nella fascia pedemontana compresa tra i comuni di Proserpio, Cesana Brianza, Suello, Civate, Valmadrera  e Galbiate. In tale areale si contano circa trenta allevamenti, per un totale di circa 700 capi allevati, in cui si ritrovano soggetti riconducibili allo standard di popolazione (oltre 250 capi).

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In data 7 aprile 2008 la Regione Lombardia ha riconosciuto l’agnello brianzolo prodotto agroalimentare tipico regionale.

I caratteri distintivi

Taglia medio/grande con peso nei maschi fino a 90/100 kg e nelle femmine fino a 65/80 kg. Testa acorne nei due sessi con profilo moderatamente montonino. Orecchie pendenti, sottili che lasciano intravedere le venature, lunghe fino alla connessione delle labbra, portate leggermente aperte. Vello bianco semiaperto con assenza assoluta di macchie anche alle mucose. Lana di media finezza assente totalmente sulla testa fin dietro le orecchie, sulla pancia, sulla gola e sottogola e sugli arti. Nelle parti prive di lana il corpo è coperto da un pelo corto e lucido. Il taglio della coda è un uso della tradizione.

Sistemi di allevamento

Il sistema di allevamento generalmente praticato è di tipo familiare stanziale rivolto principalmente all’integrazione di reddito attraverso l’autoconsumo di carne e la vendita a livello locale.

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I soggetti vengono normalmente allevati in piccoli greggi e accuditi dai singoli allevatori durante il periodo che va dall’autunno fino alla primavera. Durante questo periodo, ad esclusione dei mesi centrali più freddi, i greggi vengono fatti alimentare nei prati pascoli situati nelle zone limitrofe ai ricoveri. Solo durante il periodo estivo alcuni allevatori riuniscono gli animali in greggi più numerosi, affidandoli ad un unico pastore. Nel periodo estivo quindi vengono raggiunti pascoli locali più alti senza mai superare i 1.300 metri di altitudine.

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 L’alimentazione

Il sistema di allevamento impone quindi un’alimentazione di tipo tradizionale a base di pascolo durante il periodo primaverile, estivo e autunnale e di fieno durante il periodo invernale. La relativa ridotta consistenza dei greggi permette l’auto produzione di fieno e spesso anche dei cereali che vengono somministrati come integratori durante i periodi di maggiore fabbisogno ad esempio in preparazione dei parti e durante la montata lattea. I parti normalmente avvengono nel periodo autunno-invernale al ritorno dall’alpeggio o durante il periodo primaverile-estivo a seguito delle monte estive nel primo caso e invernali nel secondo.

Il 13 novembre 2001 la commissione tecnica centrale dell’Associazione Nazionale della Pastorizia (ASSONAPA) riconosce la pecora brianzola, razza in pericolo di estinzione.

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Indirizzo produttivo

Carne

Viene allevata principalmente per la carne ottenuta dalla macellazione degli agnelli durante tutto l’anno. La macellazione avviene normalmente ad un peso di circa 15-20 kg di peso vivo anche se è sempre più richiesto un animale più pesante macellato al peso di 30-35 kg di peso vivo. Localmente vengono prodotti prosciutti, bresaole e insaccati di pecora.

Lana

La lana nella Brianzola era ed è limitata alle parti del corpo che danno lana migliore e perciò quasi  priva di scarti. Si ottengono in due tose annuali, circa 1/2 kg. nelle femmine e 2/3 kg. nei maschi. La resa di lavato a fondo è di circa il 60%. Il vello è semi aperto, soffice, morbido e untuoso con un buon numero di ondulazioni con una finezza pari a 30-32 micron.

Latte

Il latte viene normalmente utilizzato direttamente dall’agnello e viene prodotto quasi sempre in quantità sufficiente per portare allo svezzamento anche tre agnelli per parto, essendo molto alta la prolificità di questa razza.

Associazione della pecora brianzola

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L’Associazione, costituita il 13 marzo 1999 presso la Comunità Montana del Lario Orientale, ha lo scopo di recuperare e salvaguardare la razza-popolazione che stava ormai estinguendosi, di valorizzare un animale tipico legato indissolubilmente al suo territorio.

L’obiettivo dell’Associazione è anche quello di non far scomparire una attività come quella dell’allevamento ovino, peculiare delle famiglie contadine, praticato da sempre ad integrazione del reddito sui terreni poderali, a difesa dell’ambiente e del territorio delle colline brianzole.

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Un po’ di storia

Il primo autore a descriverla fu Formigoni (1940 et 1942), veterinario referente per la Cattedra Ambulante di Agraria e, in seguito, direttore dell’Ispettorato Provinciale Agrario di Como, il quale la classificò come popolazione autoctona lombarda di taglia pesante, molto prolifica con grandi capacità materne e collocabile fra gli animali a forte attitudine produttiva per il carattere carne, meno evidenti, rispetto a quest’ultimo carattere, ma ugualmente eccellenti, si dimostravano le produzioni di latte e lana. Nell’immediato dopoguerra, le mutate condizioni socio-economiche della zona d’origine ne hanno decretato, in sintonia con l’evoluzione nazionale del settore ovi-caprino, un rapido declino.

Curiosità

Le pecore sono in grado di utilizzare una gamma di essenze foraggiere molto vasta. Si tratta inoltre di animali leggeri, che possono utilizzare aree difficilmente pascolabili da bovini. Grazie alla mobilità delle labbra, possono facilmente raccogliere alimenti presenti al suolo (es. castagne) e radere l’erba a fondo.

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Fonti:  Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, Ufficio Agricoltura – Associazione della Pecora Brianzola

 


 

Progetto realizzato con il contributo di Regione Lombardia – D.G. Agricoltura CMYK base
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